La Storia


La Villa del Balbianello si trova sull'estrema punta di un promontorio boscoso chiamato Dosso di Lavedo, o d'Avedo, che si protende nell'acqua distaccandosi dalla sponda occidentale del lago di Como, poco prima di Tremezzo e, all'incirca, di fronte a Bellagio.
Interno Castello La penisola, anche grazie alla sua aspra conformazione geologica (che la giovò talvolta il soprannome di "Gibilterra del Lario"), ha mantenuto intatti I suoi straordinari valori naturali accentuando, così, il carattere solitario e romantico degli edifici e del giardino collocati alla sua estremità, a picco sul lago e di fronte alle severe montagne dell'alta Lombardia e dell'Engadina. L'assoluta unicità di tali aspetti paesaggistici è sempre stata riconosciuta al Dosso d'Avedo e al Balbianello che, infatti, costituirono soprattutto in epoca romantica uno dei soggetti preferiti da pittori ed incisori di vedute lariane.
A pochi minuti di barca a remi dal Balbiano si trova la magica punta del Dosso d'Avedo dove, alla fine del Settecento, vi erano solo i romantici resti della chiesina Francescana. Il Cardinal Durini, dopo gli sfortunati tentativi di acquistare L'Isola Comacina, rivolse le sue attenzioni a quella penisola boscosa, sulla punta della quale potè finalmente realizzare il suo sogno di creare un luogo splendido e appartato ove ritirarsi di quando in quando a leggere, studiare, pensare e dissertare di lettere ed arti con pochi qualificati amici e lontano dai clamori domestici del Balbiano: per questo luogo di delizia scelse il nome di Balbianello.
Accolti dall'ospitale motto "Fay ce qui voudras" (Fate ciò che volete) inciso sul pavimento del portico al quale si accede dal porticciolo, gli ospiti salivano alla villa da una rapida scaletta a picco sul lago; ed è così ancora oggi, poiché l'accesso via acqua è tuttora quello principale.
La loggia è la vera invenzione architettonica del Balbianello; essa infatti è posta parallelamente alla penisola e permette a chi vi soggiorna di ammirare contemporaneamente due opposti paesaggi lacustri: da una parte la Tremezzina, vero cuore del Lario; dall'altra il bacino verso l'isola della Comacina. Due soli ambienti affiancano la Loggia : uno per la biblioteca e uno per la musica. Interno Castello
Dalla Loggia verso nord si apre allo sguardo il celebre paesaggio della Tremezzina, lo specchio d'acqua chiuso dalle due opposte punte di Tremezzo e di Bellagio. Questa zona centrale del lago di Como fu senz'altro uno dei luoghi di villeggiatura prediletti dalla nobiltà milanese e, in seguito, dal turismo colto e raffinato che fece dell'Italia una delle mete più in voga tra Otto e Novecento.
Foto 1 Sia dall'imbarcadero che dal porticciolo si raggiunge il sagrato della piccola chiesa e da qui, seguendo i giri capricciosi dei sentieri studiati per offrire il maggior numero di visuali possibili, si giunge all'ingresso della villa e della Loggia. Grandi platani, ogni anno faticosamente potati a candelabro, accompagnano alternati da antiche statue o da vecchie glicini, l'ospite che sale; laddove il sentiero si è dovuto scavare nella roccia che affiora, ghirlande di edera ingentiliscono le ruvide pareti di pietra.
Dietro, a sinistra e a destra il blu intenso del più profondo lago d'Italia; di fronte il verde intenso dei boschi d'Avedo.