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Palazzo Borghese si torva in pieno centro storico; sebbene conservi una facciata imponente questo palazzo passa spesso inosservato, quasi soffocato dall'angustia della strada. Una volta entrati invece la bellezza e il fasto sono abbaglianti: l'imponente scalone d'onore conduce al piano nobile dove si trova la Sala degli Specchi, quella che era all'epoca la stanza da letto di Paolina Bonaparte. Questa splendida sala deve il suo nome alle dieci specchiere in oro zecchino incorniciate da stucchi dorati e telamoni con candelabri che ne moltiplicano le prospettive e ne rimandano, oggi come un secolo fa, i bagliori dell'enorme lampadario centrale a 150 fiamme realizzato in legno dorato e cristalli di Boemia. E se la struttura della sala è rimasta inalterata nel tempo, poco è rimasto degli arredi originali andati dispersi nelle succesioni dinastiche.
Dalla sala degli Specchi, passando attraverso il Salotto Rosso, quello Celeste, quello Giallo e la Sala di Passo, si arriva alla Galleria o Salone delle Feste, il vero cuore del palazzo. Una sala che è da sola un gioiello architettonico: duecento metri quadrati di affreschi, stucchi, nicchie, statue, colonne e tendaggi.

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La storia dell'attuale Palazzo Borghese Aldobrandini trova le sue origini nella seconda metà del 1400 quando la famiglia Salviati, proprietaria di case e botteghe nell'antica via del Pelagio, decise di accorporarle per dar vita ad un unico grande edificio gentilizio. Al termine del 1700 il matrimonio tra Anna Maria Salviati ed il Principe Romano Marcantonio IV Borghese fece si che il palazzo venisse a far parte del patrimonio del principe figlio, Camillo Borghese, il cui stemma gentilizio campeggia ancora bene in vista sulla facciata principale. Qui Camillo Borghese visse per breve tempo subito dopo le nozze con la moglie Paolina Bonaparte (1803), la quale ricevette in città un'accoglienza entusiastica.
Le sue apparizioni in pubblico furono poche e brevi, e la separazione dal marito altrettanto tempestiva.
Alla caduta dell'Impero Francese il Principe Camillo rientrò a Firenze, dove la sua permanenza fu benvoluta da tutte le autorità del tempo. Fu appunto nel maggio 1821, su invito del Granduca di Toscana Ferdinando II, che il Principe Camillo decise di ristrutturare il vecchio Palazzo Salviati ed affidò l'opera al giovane architetto Gaetano Baccani, che l'avrebbe dovuta completare nel giro di pochi mesi. La festa di inaugurazione avenne il 31 Gennaio 1822, e la nobiltà fiorentina rimase decisamente colpita di fronte a tanto splendore. Marmi, dipinti, suppellettili e mobili donarono notorietà all'architetto Baccani, che con la sua opera trasfuse in ogni piccolo dettaglio il gusto e la cultura dell'epoca, ed il benvolere al Principe Baccano che con tale commissione aveva occupato numerosi artigiani di ogni genere. Il Palazzo e tutti gli altri beni di Camillo Borghese, morto senza figli, passarono in eredità al fratello minore, e da qui in poi ad altri rappresentanti della nobiltà fiorentina, fino a quando nel 1843 il proprietario decise di offrire tutto il primo piano dell'edificio per il Casino di Firenze. E' qui che comincia la storia del Circolo Club, un club storico, privato ed asclusivo.
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