PALAZZO BORGHESE

Situato in pieno centro storico, a due passi da Piazza del Duomo e piazza delle Signorie, Palazzo Borghese è uno degli esempi più significativi di architettura neoclassica del capoluogo toscano. Luogo ideale per convegni, meeting, incontri e feste a tema, come le caratteristiche Serate rinascimentali, dove gli ospiti potranno riassaporare l'emozione di una notte a Palazzo nella sobria cornice rinascimentale.


I MEDICI AL MUGELLO….
MUGELLO (FI) dal 01/01/2009 al 31/12/2009

Il nome Mugello deriva probabilmente dai primi abitanti della valle, i Liguri Magelli, ai quali seguirono gli Etruschi e poi ancora i Romani.
Terra di feudi durante il Medioevo, è solo a partire dal 1300 che la zona vive un periodo decisivo di sviluppo economico e sociale, grazie anche all'ascesa della famiglia Medici, originaria di queste terre e protagonista della storia fiorentina e toscana dal 1300 agli inizi del 1700.
Il Mugello ha avuto degli estimatori molto importanti nel passato, ha ospitato, infatti, la famiglia dei Medici, che pone le sue radici a Campiano, una località del Comune di Barberino di Mugello.
I Medici e Lorenzo il Magnifico hanno lasciato nel Mugello segni molteplici di un potere che coniugava l'espansione economica e politica all'espressione artistica più innovativa.
Entriamo in questo fantastico mondo…
A Pratolino (quindici chilometri da Firenze), troviamo la prima grande traccia cinquecentesca lasciata dai Medici al tempo del Granducato, il Parco e la Villa Demidoff, acquistata nel 1568 dal Granduca Francesco I de' Medici, il quale dette incarico al Buontalenti di trasformarla in villa. Lasciati in abbandono da Ferdinando III e Leopoldo II di Lorena, la villa fu demolita ed il suo parco ristrutturato in giardino all'inglese.
Successivamente, il nuovo proprietario, Principe Paolo Demidoff , nel 1872 fece trasformare il superstite edificio della Paggeria nell'attuale villa.
Il 4 agosto 1981 il complesso venne acquistato dall'Amministrazione Provinciale di Firenze per essere destinato ad uso pubblico.
Il parco mostra tracce di grotte artificiali e fontane: del Giambologna con il laghetto prospiciente, la statua del Mugnone e la cappella esagonale, retta da 14 colonne di pietra con cupola laminata in piombo, progettata dal Buontalenti.
Ritornati sulla Via Bolognese si giunge a San Piero a Sieve e si continua fino a Scarperia, "Terra Nuova” fiorentina fondata nel XIV secolo, dove si può visitare il Palazzo dei Vicari, di impianto trecentesco.
Lo stabile ha subito nel corso dei secoli numerosi restauri e trasformazioni.
La facciata del palazzo raccoglie le tracce del potere mediceo con gli stemmi esposti sulla facciata, dei membri della famiglia che ricoprirono in tempi diversi l'importante carica repubblicana.
L'edificio è costituito da un massiccio ed allungato corpo centrale munito di apparati a sporgere (dovuti, sul tratto prospiciente la Piazza, ad un intervento di restauro moderno) e dotato di base a scarpa.
È oggi sede di un prezioso archivio storico e ospita il Museo dei Ferri Taglienti, produzione di cui Scarperia vanta secoli di alta produzione.
Sulla piazza centrale dov'è il Palazzo dei Vicari si trovano: l'Oratorio della Madonna di Piazza dove i Vicari con solenne cerimonia prendevano possesso del loro Ufficio e la Propositura dei SS. Jacopo e Filippo in cui è conservato un ricco tondo marmoreo della Madonna con il bambino attribuito a Benedetto da Maiano.
E' possibile anche la visita al restaurato Torrino, torrione d'angolo di sud-ovest dell'originaria cinta muraria.
Da Scarperia si ritorna a San Piero a Sieve dove si può ammirare la Fortezza Medicea di San Martino. La costruzione, voluta dai Medici, fu portata a compimento da Bernardo Buontalenti, probabilmente nell'ultimo decennio del ‘500.
Caratterizzata da un circuito irregolare di cortine intervallate da sette baluardi, la fortezza ha un'estensione di circa un miglio; in posizione sopraelevata è collocato il mastio detto il cavaliere a cavallo.
Al suo interno erano i quartieri del castellano e del presidio che , dotato anche di una cappella, rappresentava il vero e proprio cuore difensivo della fortezza.
In una delle stanze del castellano è ancora visibile un cammino cinquecentesco ed un monumentale stemma mediceo.
All'interno della fortezza vi erano ampi sotterranei - fra i quali pare, un corridoio che permetteva di raggiungere con i cavalli la Sieve - cisterne, magazzini, casematte, depositi di armi e munizioni, fonderie per cannoni, mulini a vento.
Costruita come importante macchina bellica, non ebbe mai un impiego diretto ma si costituì per lungo tempo un eccezionale deterrente strategico di dissuasione.
Da qui, attraverso una ampia strada di campagna che sale fino alla vetta di un colle, si giunge al Castello del Trebbio, costruito sui ruderi di una precedente torre feudale da Michelozzo Michelozzi su commissione di Cosimo de' Medici.
Imponente costruzione, si erge a 500 metri s.l.m., su un colle dal quale si domina tutto il Mugello e dove in passato si incrociavano importanti vie di comunicazione.
Costituito da un massiccio corpo quadrangolare dotato di apparati a sporgere, è sovrastato da un'altra torre merlata con base a scarpa.
Circondato oggi da alti e monumentali cipressi, il Castello del Trebbio mantiene ancora un giardino all'italiana sul lato ovest e ampie terrazzature ad orto a sud con un bel pergolato su pilastri cilindrici in mattone a vista a vista (XVII sec.).
Luogo amato da Lorenzo il Magnifico soprattutto per i giorni di caccia, fu abitato a lungo dal celebre capitano di ventura Giovanni dalle Bande Nere , dalla moglie Maria Salviati e dal figlio Cosimo I , futuro Granduca di Toscana. Nel 1476 ospitò Amerigo Vespucci giovanissimo in fuga da Firenze dove infuriava la peste.
Il Trebbio fu proprietà medicea fino a quando Ferdinando II non lo vendette per 113.500 scudi nel 1644 a Giuliano Serragli.
Dal Trebbio, ritornando sulla Via Bolognese e proseguendo per Barberino di Mugello, si incontra la Villa di Cafaggiolo, residenza tra le preferite di Lorenzo il Magnifico, realizzata da Michelozzo Michelozzi intorno al 1451 per la famiglia dei Medici, su commissione di Cosimo il Vecchio.
L’attuale aspetto dell'edificio è il frutto di numerosi interventi realizzati nell'Ottocento, ma si possono ancora distinguere le parti in cui operò l'architetto Michelozzo.
Così i motivi dei merli e dei beccatelli si trasformano in elementi decorativi e si fondono con le semplici cornici delle finestre, sorrette da mensole, e con gli elementi di arredo interno (camini in pietra) che caratterizzano i vani al piano terreno (attribuibili alla sistemazione michelozziana).
La villa fu luogo di liete adunanze di gentildonne e mercanti, capitani e letterati, artisti, cardinali, principi e papi, per convegni di caccia, simposi e feste contadinesche e soprattutto, dimora per soggiorni estivi e autunnali della casata dei Medici.
Nel periodo di maggior fulgore, tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo, ospitò la fabbrica delle famose maioliche, che si serviva di una fornace nella quale più tardi Ferdinando I avviò una manifattura di specchi e vetri con maestri francesi.
Dietro la villa c'è un vasto e folto bosco selvatico cinto da mura e destinato agli svaghi della caccia in cui si dedicavano i membri della famiglia medicea.
Nelle vicinanze di Villa di Cafaggiolo si trova poi la nostra ultima meta: il Convento di Bosco ai Frati, fondato dagli Ubaldini prima dell'anno Mille , considerato uno dei più antichi della Toscana.
La Chiesa e il Convento furono riedificati su disegno di Michelozzo Michelozzi per volontà di Cosimo de' Medici.
Come in Cafaggiolo e nel Castello del Trebbio, anche in questo complesso l'architetto unì le caratteristiche del nuovo gusto rinascimentale all'esperienza della tradizione architettonica medievale; così nell'edificazione del coro utilizzò costoloni, volte e cornici di chiaro riferimento tardo gotico, mentre nel chiostro, nel cenacolo e nelle celle dei monaci operò in linea con i modelli della nuova architettura maturata in ambiente cittadino.
Molti furono i doni preziosi lasciati dai primi Medici al convento, e fra tutti emerge il prezioso crocifisso ligneo attribuito a Donatello, oggi conservato nel piccolo museo di arte sacra annesso al convento.
Per l'ambiente naturale incontaminato e la cura dell'uomo nel conservare l'autenticità delle proprie tradizioni, in Mugello viene curata in modo particolare la produzione di cibi genuini e di qualità. Si ricordano l'importante raccolta dei marroni IGP e la produzione casearia.

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